Le Gole del Salinello

Istituita con la Legge Regionale n°84 del 13 novembre 1990, la Riserva Naturale Guidata “Gole del Salinello” si estende su una superficie di circa 800 ettari e offre uno degli esempi più suggestivi ed affascinanti del fenomeno carsico e una chiara testimonianza dei numerosi eventi tettonici che hanno interessato la montagna abruzzese.

In un territorio compreso tra i comuni di Civitella del Tronto e Valle Castellana, le Gole, formate dal torrente Salinello, sono situate tra due monti della catena della Laga che per identità di conformazione sono detti “gemelli”: la Montagna dei Fiori e quella di Campli. Tanti gli aspetti naturalistici e paesaggistici di rilievo che forniscono una prova inconfutabile della presenza dell’uomo in queste zone sin dall’antichità.

A testimoniarlo le numerose grotte, tra le quali spicca quella di “San Michele Arcangelo”, che consentono altresì di definire ottimo lo stato di conservazione ed elevato il livello di qualità ambientale in cui versa l’area.
La splendida cornice paesaggistica nella quale si inseriscono le Gole è ulteriormente arricchita da una flora ed una fauna che si caratterizzano per la loro consistenza e varietà.

In località Ripe di Civitella (Mt. 610) si prende la strada a fianco della chiesa, seguendo l’indicazione per la “Grotta Sant’Angelo”. Si inizia a scendere per via obbligata fino a giungere alla rampa a gradoni di accesso alla Grotta Sant’ Angelo che si apre ben evidente sulla parete rocciosa. Qui le opere di scavo hanno permesso di individuare reperti che vanno dal Neolitico all’età romana, con la cavità utilizzata in seguito come eremo. All’interno si trova un altare, ma conviene risalire all’apertura per godervi uno scorcio magnifico sul sottostante vallone.

I Monti Gemelli qui mostrano la loro immagine più integra, testimoniata anche da una ricca presenza faunistica che comprende specie quali il falco pellegrino, l’aquila reale o l’ancor più raro geotritone italico. Il sentiero quindi prosegue tra le ginestre, e occorre un po’ di attenzione a non perderlo. Dopo una ripida e scivolosa discesa, a sinistra ci sono quattro possibilità: ancora a sinistra, per una traccia ripidissima e da percorrere con estrema cautela, si giunge proprio al punto più spettacolare del fiume dove il Salinello compie un salto di almeno 30 metri scendendo da una strettoia tortuosa di roccia grigia, resa liscia dalla foga dell’acqua. Andando dritti si guadagna invece la sommità di un roccione, assai panoramica su quest’angolo di wilderness.

A destra, infine, una breve discesa porta al tratto sommitale della cascata suddetta. Proseguendo invece ancora più a destra per la traccia principale si entra nel bosco, dove a fine primavera fioriscono i gigli di San Giovanni e le orchidee. Si può seguire il percorso, segnato in giallo e rosso ma a tratti anche con frecce verdi, sempre sulla destra del fiume. Lo stretto canyon è percorribile con facilità nel periodo di magra del torrente ma diventa pericoloso nella stagione invernale e all’inizio della primavera, quando l’aumentata portata delle acque per le piogge e per lo scioglimento delle nevi, rendono tumultuoso e imprevedibile il deflusso. Infatti, per poter passare sull’altra sponda, è necessario sfruttare alcuni sassi sporgenti, per superare alcuni massi, ai piedi dei quali si allarga una bella pozza.

Pochi metri e si ritorna sulla sponda di prima per poi proseguire fino a dove la gola si stringe e le pareti si avvicinano con un effetto spettacolare, nel tratto più bello. Dopo un po’ l’ennesima pozza impedisce il passaggio, a meno di non entrare in acqua. Volendo, in ambiente più aperto, si può proseguire fino a Castel Manfrino e Macchia da Sole.